La tv non consola. Il palinsesto estivo come ogni anno è gelido. Remake su remake, repertori abusati, nastri logori. Anche la Carrà che canta, urla e si contorce tarantolata. Mino Reitano, pace all’anima sua, che storpia Villa. I soliti quanto inutili servizi sul meteo. Inutili perché non ci prendono mai e quando ci azzeccano non aggiungono nulla di nuovo. Fa caldo. Ma questo già si sapeva.
In questo panorama non possono che spiccare le poche serie sopravviuste e le new entry. Non male la prima serata con Ghost. La recitazione è pessima e il copione troppo buonista perfino per un italiano. La tematica però è abbastanza nuova.
Non brilla, invece, il ritorno del patinato Beverly Hills. Forse perchè appartengo alla prima generazione di spettatori, forse perchè non basta incipriare la trama e tornare a riproporre storie troppe vecchie. E troppo luccicanti per questo periodo di crisi.
Si aggiudica il podio Eli Stone. Fra commedia e dramma umano, gli episodi sono appassionanti e originali. Malattia, lavoro, amore e un un uomo, il protagonista, che non recita la caricatura di se stesso. Finalmente un maschietto che sa piangere, ridere, sbagliare e tormentarsi come, di solito nelle fiction, vediamo fare solo alle donne.
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